Sicilia. Conte e la bugia dell’Alta Velocità.


di Rino Piscitello – Coordinatore nazionale di Unione dei Siciliani / Sicilia Nazione

Ieri il Consiglio dei Ministri ha approvato il Decreto Legge sulle semplificazioni.

Lo ha approvato salvo intese, il che vuol dire che il testo non è disponibile e che non si sono ancora messi del tutto d’accordo.

Tra le altre opere, che dovrebbero beneficiare di procedure semplificate e accelerate, vi sarebbe anche l’Alta Velocità ferroviaria Palermo Catania Messina.

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, lo ha annunciato cercando di fare la faccia seria, ma si tratta di una bugia bella e buona per almeno due enormi ragioni:

  1. L’Alta Velocità in Sicilia non può arrivare senza il Ponte sullo Stretto perché i treni ad alta velocità non potrebbero salire sui traghetti e, anche se fosse possibile, comunque rallenterebbero in modo rilevante.
  2. Le attuali linee ferrate non possono essere adeguate a treni che devono marciare a trecento chilometri orari e quindi bisognerebbe costruire delle nuove linee ferrate parallele, e di questa ipotesi nessuno ha ovviamente parlato.

Italiani di serie B

La verità è che si tratta di un gioco delle tre carte. Si tratta soltanto di alcune tratte da ammodernare per le quali fino ad ora si è utilizzato il termine Alta Capacità.

Si tratta di adeguare le attuali linee consentendo il passaggio di treni che potrebbero arrivare fino a 200 chilometri orari (che poi magari diventerebbero 150).

Insomma Medio/Alta Velocità per italiani di serie B.

E alla Sicilia non resterebbe che accontentarsi.

E invece noi non possiamo accontentarci.

Vogliamo il Ponte sullo Stretto e l’Alta Velocità, quella vera; per intenderci lo stesso modello della Milano-Roma.

Vogliamo che il Governo spenda in Sicilia per almeno un decennio il doppio di quello che in percentuale ci spetterebbe, dopo avere speso per decenni meno della metà.

E’ questa la principale sfida della Sicilia, sulla quale occorre chiedere il massimo impegno di tutte le forze politiche, economiche e sociali responsabili.

 

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