QUELLA BAMBINA SICILIANA CHE VIVRÀ TRE ANNI MENO.


di Rino Piscitello, Coordinatore UNIONE DEI SICILIANI

Secondo una ricerca condotta dall’Alleanza contro la povertà (rete di associazioni e movimenti del terzo settore), la Sicilia è la regione europea con il più alto tasso di persone a rischio povertà: il 41,8%. Un numero enorme di cittadini che convivono con l’incubo della miseria o con la miseria stessa.

Un terzo dei giovani siciliani tra i 15 e i 24 anni non studia né lavora (i cosiddetti Neet). Un parte rilevantissima di un’intera generazione alla quale sono state rubate le speranze, alla quale si aggiunge un’altra parte che finisce la formazione e va all’estero costituendo uno spreco irrecuperabile di risorse.

Ma il dato della ricerca che impressiona di più è la riduzione del tempo di una bambina nata in Sicilia nel 2016 che vivrà quasi tre anni meno (in termini di speranze di vita) di una sua coetanea nata in un’altra parte d’Italia.

La bambina di cui parliamo è nostra figlia o nostra nipote ed è figlia della terra che amiamo e alla quale troppi sono costretti a dire addio.

Chi risarcirà quella bambina per gli anni che non vivrà? Chi è il responsabile di questo crimine?

I nemici della Sicilia e, con loro, anche qualche siciliano in piena sindrome di Stoccolma diranno che la colpa è esclusivamente di noi siciliani e della nostra classe politica e che quindi dobbiamo prendercela con noi stessi e persino con la nostra autonomia. Qualcuno arriva a dire che sarebbe meglio se fossimo governati da commissari inviati dall’esterno.

Certo, la nostra classe politica è stata pessima e i siciliani l’hanno ripetutamente votata. Ma nella stragrande maggioranza delle regioni si è verificata la stessa identica cosa. E davanti agli incredibili episodi di corruzione di politici lombardi o romani, a nessuno è mai venuto in mente di dire che la colpa è stata dei cittadini e che meglio sarebbe stato per loro essere governati da commissari esterni.

Eppure i livelli di povertà e di sviluppo tra quelle regioni e la nostra sono profondamente diversi.

Le cause vere allora sono altre, a partire da un modello di sviluppo che ha sempre considerato la Sicilia, come buona parte del Sud, soltanto come mercato delle merci prodotte in altre regioni.

La Sicilia ha dovuto garantire anche consenso in cambio di un’assistenzialismo che ne avrebbe impedito lo sviluppo. Un territorio di serie B le cui migliori risorse, umane e materiali, continuano ad essere prelevate e trasferite.

Investimenti e infrastrutture sono stati concentrati al Nord e questo ha comportato anche servizi sociali e sanitari di livello superiore.

Non è stato quindi il destino, né la rassegnazione e l’indolenza della popolazione (che pure ha le sue colpe) né la classe politica locale (che colpe ne ha tante). Si è trattato invece di scelte consapevoli fatte dalle classi dirigenti italiane ai danni del Sud e della Sicilia e ciò è stato possibile perché nessuna voce autonoma forte e autorevole si è levata in difesa dei diritti della Sicilia e per chiedere con forza l’attuazione del suo Statuto.

Oggi, anche in nome di quella bambina e di tutti i suoi coetanei, è arrivato il momento di cambiare rotta, abbandonare ogni inutile subalternità e senso di colpa e pretendere ciò che ci spetta.

Per questo è nata l’UNIONE DEI SICILIANI e per far questo ci alleeremo con chiunque sia disposto a condividere le nostre idee.

Alle elezioni politiche del 2018, così come alle regionali scorse, siamo alleati del centrodestra e di Forza Italia che ha dimostrato disponibilità autonomista e interesse alle nostre proposte.

Sosterremo quest’alleanza con tutte le nostre forze, ma pretenderemo sempre il massimo di coerenza programmatica nei confronti della Sicilia.

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