L’UNIONE DEI SICILIANI nel 170° anniversario della Rivoluzione siciliana del 1848.


PER NON PERDERE MEMORIA DELLA STORIA DELLA NAZIONE SICILIANA.

PERCHE’ SOLO CHI HA UNA STORIA PUO’ AVERE UN FUTURO.

Il 12 gennaio del 1848 prende avvio la grande rivoluzione siciliana contro l’autoritarismo e il centralismo borbonico. E’ la prima rivoluzione liberale europea e dà l’avvio a un’ondata rivoluzionaria che destabilizzerà definitivamente l’assetto europeo stabilito dal Congresso di Vienna. Dalla Sicilia scocca la scintilla che dà vita alla grande fiamma del 1848 dalla quale inizia a prendere corpo l’Europa moderna.

E’ una rivoluzione che chiede prima di tutto autonomia e indipendenza per la Sicilia e il ripristino dei principi della Costituzione siciliana del 1812. Ma è anche una rivoluzione che rivendica la storia della nazione siciliana.

Sepolto oggi sotto una spessa coltre di retorica patriottarda il 12 gennaio 1848 a Palermo viene ricordato nei libri di storia come l’avvio di quella “primavera dei popoli” che in gran parte d’Europa riannoda i fili libertari della rivoluzione francese spezzati dalla restaurazione ed inaugura il processo di liquidazione dell’ancien regime con le armi del diritto delle genti e del costituzionalismo.

E’ certamente vero che in Italia tutto questo favorisce un processo di unificazione nazionale che è anche nel cuore di molti protagonisti siciliani di quella stagione rivoluzionaria. Ed in questo senso l’affermare che il ’48 siciliano è una pietra fondamentale nel processo risorgimentale del paese ha un costrutto di verità storica.

Tale teorema ha però finito per cancellare un elemento fondante e decisivo dei moti rivoluzionari palermitani: per i siciliani, infatti, l’unificazione d’Italia non era il fine ma il mezzo per ottenere, all’interno di uno stato moderno, un autonomia forte di natura federale.

Possiamo discutere su cosa intendessero i siciliani per autonomia e certamente scopriremmo che per i ceti nobiliari significava porre a riparo le proprie terre e i propri privilegi dalle pretese di uno stato decisionista e accentratore, mentre per le classi popolari autonomia e libertà voleva dire terra e libertà dal bisogno.

E sulle barricate contro l’odiato Borbone c’erano tutti senza distinzione di ceto con un minimo denominatore comune: quella forte identità siciliana che permetteva di riconoscersi figli della stessa terra al di là delle differenze ideologiche e politiche.

Oggi a distanza di 170 anni da quel 12 gennaio 1848 la Sicilia ha il dovere di conservare la memoria.

Una storia degli ultimi 150 anni fatta di imposizioni esterne spesso con tratti neocoloniali e dell’incapacità interna di produrre una classe dirigente capace e consapevole della propria dimensione nazionale hanno cancellato l’idea della storia siciliana come tratto fondamentale della nostra identità.

Abbiamo oggi il dovere di rivendicare quell’identità e quindi di celebrare la nostra Storia e i momenti peculiari di essa.

Per questo abbiamo deciso di celebrare il 12 gennaio di quest’anno in Piazza della Rivoluzione a Palermo da dove partì l’insurrezione della città e poi della Sicilia tutta.

Rendere onore a quegli uomini e ricordare i martiri di quei giorni è un nostro dovere che ripeteremo ogni anno con la consapevolezza che lo Statuto della Regione Siciliana e la nostra Autonomia speciale (per l’attuazione dei quali continuiamo ad impegnarci) sono anche figli di chi ebbe allora il coraggio di rivendicare il valore dell’autonomia e dell’autodeterminazione.

PER NON PERDERE MEMORIA DELLA STORIA DELLA NAZIONE SICILIANA.

PERCHE’ SOLO CHI HA UNA STORIA PUO’ AVERE UN FUTURO.

 

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