UNIONE DEI SICILIANI: “I 5 stelle non sanno distinguere tra insularità e continuità territoriale”.


Qualche giorno fa è andata in discussione all’Assemblea Regionale Siciliana una mozione dei 5 stelle sul tema della continuità territoriale.

La mozione invitava il governo regionale a interloquire con il governo nazionale affinché venisse applicato a tutta la Sicilia il regime di continuità territoriale applicato per Pantelleria e Lampedusa.

Tutti d’accordo ovviamente come è normale che sia. Di queste mozioni ne viene approvata mediamente una l’anno.
L’unico problema è rappresentato dal fatto che un intero capitolo della mozione dei 5 stelle trattava del Referendum Consultivo sull’inserimento della condizione di insularità nello Statuto proposto dall’Unione dei Siciliani e del fatto che questo sarebbe stato superfluo e avrebbe rappresentato un aggravio di costi che poteva essere evitato.

Citiamo testualmente dall’intervento del loro leader siciliano Cancelleri:
“Allora, invece di fare le grandi “pupiate” dei referendum consultivi popolari che ci costerebbero dei denari per dire ai cittadini siciliani se sono d’accordo ad essere sgravati dagli oneri e che venga concessa la continuità territoriale in modo tale che le merci costino meno per portarle fuori, così pure i biglietti aerei per andare a trovare i propri cari o andarsi a curare al Nord?”

A parte l’italiano approssimativo e quasi incomprensibile e la frase incompiuta, ci troviamo di fronte a chi ignora la differenza tra la condizione di insularità e la normativa sulla continuità territoriale che ne rappresenta invece soltanto una piccolissima parte.

La continuità territoriale riguarda soltanto il settore dei trasporti (importantissimo ma certamente non unico) ed in particolare le tratte aeree; la condizione di insularità riguarda invece quasi ogni aspetto della vita quotidiana.
Produrre merci, esportare ed importare prodotti, utilizzare energia e pagare le bollette, acquistare e vendere in Sicilia comporta un aggravio di costi e di fatica che richiede stabili misure compensative che diverrebbero obbligatorie se la condizione di insularità fosse inserita nello Statuto e assumesse quindi rilevanza costituzionale.

Quanto al fatto che il Referendum Consultivo sarebbe superfluo, basta ricordare i referendum consultivi di Lombardia e Veneto che hanno dato una forza rilevante ai rispettivi governi regionali nel trattare con il governo nazionale.

Aggiungiamo che i costi aggiuntivi che comporterebbe il Referendum Consultivo verrebbero quasi azzerati dal possibile accorpamento con le elezioni provinciali.

Speriamo di essere stati tanto chiari da avere fatto comprendere la differenza persino a Cancelleri.

Non possiamo però non dire che i 5 stelle ci ricordano quel vecchio programma di Corrado: “la Corrida, dilettanti allo sbaraglio”.

 

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