CREDITO ALLE IMPRESE. SICILIA DISCRIMINATA
– LA PROVA PROVATA 1 –


L’UNIONE dei SICILIANI – SICILIA NAZIONE comincia da questo post una nuova rubrica settimanale: SICILIA DISCRIMINATA. LA PROVA PROVATA.

Inseriremo in questa rubrica dati statistici e avvenimenti che provano in modo certo il fatto che il Nord del Paese utilizza il Sud e la Sicilia come mercati per l’acquisto delle merci prodotte e li tratta poi da territori di serie B.

Iniziamo dal credito alle imprese garantito dallo Stato come misura per la ripresa dopo la pandemia determinata dal Covid-19.

Le tabella sono state mostrate alla stampa la scorsa settimana dall’Assessore all’Economia della Regione Siciliana, Gaetano Armao, che ha così commentato:

“La distribuzione del credito con garanzia dello Stato, sopratutto di quelli minori (sino a 30.000 €), evidenzia una discriminazione in danno del Sud e della Sicilia. Le misure varate dal Governo centrale sono inadeguate ad affrontare la crisi, ma per di più danneggiano il Sud e la Sicilia. Tutto ciò impone al Governo nazionale e al Ministero dell’economia  di introdurre i correttivi necessari.”

La discriminazione è ancora più grave in quanto si tratta degli aiuti creditizi necessari a fare ripartire l’economia dopo il lockdown.

Non è difficile comprendere che un’economia indebolita riparte più facilmente rispetto ad un economia quasi in coma che, per raggiungere livelli uguali di ripresa, necessita di aiuti più forti e decisi.

A seguire, mostriamo la tabella dei crediti minori (fino a 30.000 €).

Aggiungiamo come informazione che le banche respingono circa il 50% delle richieste.

Sappiamo già che alcuni, in preda della Sindrome di Stoccolma che lega la vittima al suo carceriere, proveranno a giustificare questo dato con argomenti vari quali quelli per cui gli aiuti vanno dati proporzionalmente allo sviluppo e alla forza dell’economia, ovvero che il credito è minore perché minori sono le richieste.

Sono argomenti debolissimi. Se volessimo usare un’analogia, somigliano all’affermazione inverosimile secondo la quale l’assistenza va data prioritariamente agli individui benestanti e in buona salute perché sanno chiedere e resistono meglio.

E invece noi ci ostiniamo a credere che l’uguaglianza si ottiene introducendo forme di “diritto diseguale”, ovverosia trattando situazioni diverse in modo diverso e dando di più a chi ha più bisogno, e soprattutto ci ostiniamo a difendere i diritti della nostra isola.

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